“CASA”
Quante volte, in 28 anni mi sono sentita dire che il campo di
atletica, la “mia” pista di Sesto San Giovanni, è la mia seconda casa? Già! In
verità molto spesso l’ho sentita come LA casa, come se fosse la prima e l’unica.
Se non altro perché, soprattutto dopo i primi risultati importanti, ci passavo
molto più tempo che in qualsiasi altro posto.
Ma non è solo per la quantità di
tempo: è soprattutto per un fatto di passione, di dedizione, di affetto.
Ho sentito subito questa strana e
rassicurante sensazione di essere a casa
appena arrivata, sedicenne, all’allora Campo Rovani. Grazie sicuramente
all’impronta che gli allenatori e il presidente avevano dato alla società e di
conseguenza all’ambiente in cui ci si allenava. Mi sono sentita subito a mio
agio e accolta, e non è che io fossi già una campionessa, anzi… ma era un
ambiente in cui ci stavo, e ci si stava, volentieri.
Quel posto è diventato poi sempre
più casa, è il posto dove sono cresciuta sportivamente e personalmente, dove da
ragazzina sono diventata donna, dove ho costruito tutto quello che sono adesso,
dove ho conosciuto l’amore della mia vita, Massimo. Su quella pista ho tanti
ricordi della mia storia con lui e quindi affettivamente è un luogo simbolo per
me; oltre che a casa, era lì che passavo il mio tempo con lui, e quei momenti
dentro di me hanno assunto un’importanza doppia, da atleta con il mio
allenatore, e da donna con l’uomo che ho amato. E’ un intreccio che amplifica
tutto ciò che qualsiasi altro atleta o persona lì dentro possa aver provato. Ed
è tutto strettamente legato alla pista del Pino Dordoni.
Ci sono anche chiaramente i tanti
ricordi da atleta professionista, di un’atleta che si è allenata lì per quasi
vent’anni. Su quella pista ho versato sudore, ho riversato tutta la mia
passione, ho gioito, ho faticato, ho pianto, mi sono arrabbiata e mi sono
divertita, ho esultato, mi sono sentita forte e mi sono sentita limitata….
Su quella pista ho scolpito muscoli
e anima, ho ingoiato lacrime e stretto i denti, ho trovato forza e rabbia, ho
trovato sicurezza e tranquillità, ho trovato l’equilibrio tra corpo, mente e
spirito.
E mi sono innamorata.
E poi, nei momenti veramente duri
della mia vita, mi ci sono rifugiata. Come in un luogo sicuro.
Ed ora, come allenatrice, su quel
campo, tutte le mie esperienze e le mie sensazioni le posso utilizzare e
trasformare per far crescere i mie ragazzi. In ogni senso, umano e sportivo.
Se penso che quel posto così com’è
non ci potrà più essere mi viene da piangere! È come se mi stessero cacciando
di casa insieme a centinaia di ragazzi che non potranno così più provare
emozioni simili a quelle che ho provato io in questi anni:
…nelle mie circa 700 ore da giovane
atleta “principiante”, dal ‘92 al ‘94
…nelle
mie circa 7500 ore di intensa attività da atleta di livello, dal 1994 al 2009
(escludendo i due anni al Campo Manin causa lavori di rifacimento)
…nelle mie circa 9700 ore come
atleta ancora agonista e poi a livello amatoriale e come allenatrice, dal 2009
ad oggi.
Forse con quasi 18 mila ore ci puoi
mandare una persona in pensione, ma una pista no, un "tempio"
dell'atletica come lo è stato negli anni il Pino Dordoni e il GEAS che ha
sfornato tanti campioni, no, non si può mandare in pensione. Mai!